ANZIANI

Mangiare serve per vivere, un assunto valido dalla nascita fino alla morte. Per questo non bisogna sottovalutare l’importanza di una corretta alimentazione anche in età senile, una fase della vita che presenta una serie di problemi, di varia natura, che possono avere pesanti ripercussioni sullo stato di salute della persona. Programmare interventi di educazione alimentare che coprano tutte le fasce d’età della popolazione (infantile, giovanile, adulta, presenile e senile), è un ottimo stratagemma per prevenire manifestazioni patologiche in età anziana e per permettere un migliore stile di vita nella vecchiaia.
Pianificare l’educazione alimentare per la popolazione in età senile non è però così semplice. I bambini ed i giovani presentano una più facile capacità di comprensione ed assimilazione delle informazioni, nonché una più alta possibilità di modifica dei comportamenti scorretti, ma ciò è più difficile per un adulto o un anziano, le cui abitudini e “convinzioni” sono molto più radicate.
Come fare allora? Prima di tutto è importante realizzare le attività educative in ambiti che permettano agli anziani di “fare gruppo” e sentirsi parte di una collettività che condivida le stesse necessità: circoli anziani, case di riposo, associazioni ecc. Non bisogna accorpare l’educazione alimentare senile a quella “ordinaria”, destinata cioè alla popolazione adulto-giovane, pena la perdita di efficacia degli interventi.
La scelta degli argomenti trattati, inoltre, deve essere mirata al tipo di pubblico, che può essere molto eterogeneo per quanto concerne l’età, lo stato di salute, la situazione di famiglia e le abitudini alimentari. Conoscere questi parametri (o almeno la loro stima) prima della pianificazione è importante per poter trattare in modo esauriente tutte le problematiche del target.
L’educatore deve sempre tener presente di aver a che fare con persone che in genere possiedono un basso livello di scolarizzazione o che comunque possono avere difficoltà a comprendere concetti per i quali non hanno un retroterra culturale abbastanza nitido nella memoria. Ad esempio, con i bambini possiamo soffermarci a spiegare la chimica dei carboidrati semplici e complessi, ma con gli anziani no. Meglio spiegare i concetti con termini semplici, riferimenti pratici ed esempi alla portata di tutti.
Allo scopo di rendere realmente efficaci le campagne di educazione alimentare senile, è importante coinvolgere non solo i destinatari, ma anche le persone che vivono accanto a loro (figli, nipoti, parenti, operatori sanitari, assistenti sociali ecc), in modo che possano aiutare l’anziano a mettere in pratica ciò che l’esperto consiglia durante gli incontri. Risultano particolarmente importanti le azioni educative destinate ai famigliari, che devono conoscere quali sono le problematiche alimentari relative all’età senile e come fronteggiarle.
Se possibile, è utile curare anche un altro aspetto dell’educazione alimentare senile: la ristorazione collettiva. Le case di riposo non sempre dispongono di un centro cottura autonomo e si avvalgono quindi di un servizio esterno di ristorazione, spesso dedicato anche dagli anziani che ricevono i pasti a domicilio tramite l’aiuto dell’amministrazione comunale o altri enti. La scelta dei piatti proposti dal menù però è libera, a differenza delle mense scolastiche, per cui si rende necessaria la sensibilizzazione delle aziende incaricate del servizio, affinché studino dei menù (e/o delle scelte consigliate fra i piatti proposti) che ben si addicano alle necessità nutrizionali dell’anziano. Questo tipo di intervento può essere supportato con il coinvolgimento dell’amministrazione comunale o dell’istituzione che si occupa delle politiche sociali del territorio. 


È disponibile un breve compendio sull’alimentazione in età senile


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