ALIMENTAZIONE ED ETA'

Gli aspetti psicologici legati all’alimentazione in età infantile non sono gli unici con cui i genitori devono fare i conti. C’è anche un aspetto pratico non trascurabile: cosa do da mangiare a mio figlio? Pediatri, nonni, zii, amici, colleghi, tutti si sentono in dovere di dare consiglio ai genitori, senza pensare che questi ultimi sono bombardati da informazioni e nozioni, spesso fra loro contrastanti, tanto da finire disorientati.

Vediamo dunque di dare qualche dritta ai neogenitori, con la raccomandazione di tenere comunque in buona considerazione il parere del pediatra, visto che questi sono solo consigli generali.
L’alimentazione del bambino comincia già quando è nella pancia della mamma, quindi durante la gravidanza le donne devono seguire scrupolosamente le indicazioni del ginecologo; in caso di carenze nutrizionali il feto riceve comunque la sua razione, a discapito della mamma, con conseguenti problemi di vario genere.
In genere le necessità energetiche della donna gravida aumentano progressivamente di circa 300 kcal dopo il primo mese ed il fabbisogno energetico medio è di circa 2200 kcal. La dieta deve inoltre permettere un adeguato accumulo grassi (necessari per l’allattamento e la crescita del feto) e deve essere particolarmente ricca di proteine, calcio, ferro, folati (importanti per la prevenzione della spina bifida nel neonato) e di alcune vitamine del gruppo B. È quindi consigliato un aumento del consumo di latticini (soprattutto latte e yogurt), verdura e frutta. Evitare invece alimenti di origine animale (carne, uova e pesce) poco cotti o crudi, insaccati, alcol e il fumo.

Il fabbisogno energetico del neonato cresce progressivamente di circa 500 kCal al giorno e viene soddisfatto con la somministrazione del latte, artificiale o materno. Quest’ultimo è il migliore, perché la sua composizione chimica è più adatta alle esigenze nutrizionali del bambino, permette la costruzione delle sue difese immunitarie ed è più digeribile.
Nel caso dell'allattamento al seno è utile che la neomamma continui a seguire una dieta accorta, per produrre il migliore latte possibile. Sono da evitare sale, caffè, the, cola e bevande simili (perché "passano" nel latte); spezie e cibi dal gusto forte (che danno al latte un sapore sgradevole); crostacei, fragole e arachidi (perché possono indurre allergie nel neonato).
Intorno al sesto mese di vita si comincia lo svezzamento, somministrando gradualmente tutti gli alimenti, affinché l'apparato digerente si "programmi" per metabolizzare tutti i cibi e per abituare il piccolo a mangiare di tutto. Il momento in cui dovrebbe cominciare lo svezzamento non è preciso e standardizzato per tutti i bambini, ma dipende da molti fattori, per cui è bene seguire i consigli del pediatra.
Dai 6 mesi la dieta comprende cereali, frutta, verdura, formaggio, olio e carne. Fra i 6 ed i 12 mesi si aggiungono cereali contenenti glutine, pesce, prosciutto, legumi, uovo (all'ottavo mese), agrumi (al nono mese) e latte vaccino (inizialmente diluito con latte materno, in quantità via via inferiori).

Con lo svezzamento il bambino prova per la prima volta tutti i cibi, formandosi un proprio gusto ed una cultura alimentare. Per questo è importantissimo non fargli acquisire nozioni o comportamenti alimentari sbagliati, che potrebbero rivelarsi poi molto difficili da correggere.
Durante l’infanzia (da 1 a 10 anni) la crescita è molto intensa, per cui le necessità in energia e nutrienti sono maggiori rispetto all’adulto, ma comunque proporzionate al peso corporeo. L’alimentazione deve essere varia e particolarmente ricca di frutta, verdura, pesce, latte e yogurt.
I dati riguardanti la crescita dell’obesità infantile sono allarmanti. La prevenzione migliore, in tal senso, è rappresentata anche dal buon esempio dato dai genitori nel promuovere stili di vita corretti: evitare il consumo di cibi eccessivamente calorici e poco nutrienti (come merendine e snack), abituarsi a fare colazione, consumare frutta, verdura e pesce e praticare attività fisica di frequente.
Gli adolescenti (dagli 11 ai 18 anni) non possono ancora essere considerati degli adulti per quanto riguarda i fabbisogni nutrizionali, la crescita infatti è ancora in corso. Importantissimo il consumo quotidiano di frutta e verdura, nonché un alto apporto di pesce e alimenti contenenti carboidrati complessi (pane, pasta, riso, cereali, patate ecc).
I comportamenti alimentari, tipici dell’adolescenza, che possono portare all’obesità sono: carenza di fibra (da frutta, verdura e legumi), eccesso alimenti troppo calorici e poco nutrienti (come merendine e snack), abitudine di non fare colazione, alto consumo di bevande gassate dolci e spesso anche di alcol, mancanza di pratica di attività fisica frequente e stile di vita sedentario.

Non bisogna dimenticare che a quest’età subentra anche la componente psicologica legata allo sviluppo emozionale della persona ed alla maggiore suscettibilità alle influenze esterne, fra cui spiccano la pubblicità e l’esempio delle modelle, condizioni dalle quali possono nascere disturbi del comportamento alimentare.
A parole sembra facile, sarà il pensiero di qualche genitore nel leggere queste pagine. Ma in pratica come si fa? Non esiste una "tecnica" che permetta di insegnare con successo, ad un bambino o ad un ragazzo, la corretta alimentazione. Si tratta semplicemente di coinvolgerli nella preparazione dei cibi e nella spesa, evitare di comprare alimenti pericolosi (snack, patatine, merendine, cola ecc), dare il buon esempio (mai dire "Tu mangia così, io invece faccio come voglio perché sono grande"), escogitare stratagemmi gastronomici per fargli mangiare ciò che rifiutano (il pesce è sempre pesce, anche se lo si cucina in polpetta anziché in filetto) e farli divertire a tavola (ad esempio raccontando loro la storia di un piatto o di un alimento in forma di fiaba).


I genitori non sempre devono occuparsi solo dell'alimentazione dei propri figli, può capitare che in famiglia ci siano anche i nonni. Quindi, come dovrebbe mangiare un anziano sano?
L’età anziana (dai 60 anni in poi) non è nutrizionalmente equiparabile all’età adulta, in quanto i fabbisogni diminuiscono gradualmente del 20-30% a causa della riduzione del metabolismo basale (ciò che si consuma a riposo) e di attività (ciò che si consuma con le attività diverse dal riposo). Per le donne in menopausa aumenta inoltre il fabbisogno di calcio, che per cause ormonali non viene più assorbito con efficienza da parte dell’organismo; è importante adeguare la dieta con l’arrivo della menopausa, in quanto la carenza di calcio costituisce un rischio per l’osteoporosi.
L’alimentazione dell’anziano deve quindi essere ricca di proteine di buona qualità biologica e deve apportare pochi grassi. Via libera dunque a frutta, verdura, pesce, latte, yogurt e carboidrati complessi.La pratica di attività fisica frequente e moderata resta fondamentale anche a quest’età, per evitare il rischio di obesità, ma anche per mantenere attiva la funzionalità cardiaca, polmonare e muscolo-scheletrica. Fare una passeggiata può anche aiutare nonni e nonne a stringere relazioni interpersonali, evitando il rischio di sentirsi soli.

Chi ha a che fare con gli anziani sa che in genere bevono poca acqua; un cambiamento di abitudine dovuto alla riduzione della percezione della sete, in genere è accompagnato dalla ridotta capacità di ritenzione di sali e acqua, che può condurre a disturbi renali, neurologici e intestinali.
Non tutti gli anziani, tuttavia, vivono in famiglie che si prendono cura di loro. Molti sono soli, senza appoggi relazionali importanti e con difficoltà economiche. In questi casi è probabile che lo stato di salute dell'anziano presenti uno stato di malnutrizione, le cui cause vanno ricercate in problemi di salute, psicologici, relazionali ed economici. Sono situazioni che richiedono l'intervento dei servizi sociali e di un dietologo o un geriatra, che provvederà ad elaborare una dieta riabilitativa adeguata.


siete in: Famiglia - Cresco mangiando