ADULTI

Il ramo dell'educazione alimentare che abbraccia la maggior parte dei contesti e dei destinatari è quello dedicato alla popolazione adulta in genere. Fra queste persone possiamo trovare donne e uomini che svolgono attività lavorative molto differenti fra loro (ad esempio muratori e impiegati), che hanno abitudini alimentari, stili di vita, contesti familiari, caratteristiche genetiche e stato di salute diversi.
È chiaro che il target è molto eterogeneo e presenta delle difficoltà nella definizione delle analogie e delle differenze fra i vari destinatari. Ad esempio, se l'educatore si trova a dover organizzare un percorso di educazione alimentare per un gruppo di persone anziane, può già intuire quali possono essere i tratti caratteristici del target; programmare invece attività educative per la popolazione adulta in genere, come nel caso delle serate di informazione aperte a tutti, implica un problema nella stima delle caratteristiche del pubblico e quindi nella definizione dei contenuti da trattare e delle modalità di realizzazione degli in-terventi.
Delle buone regole generali per l'educazione alimentare destinata agli adulti sono quindi:

• Scegliere argomenti di interesse comune, che suscitino l'interesse di tutte le persone.
• Scegliere i giusti canali di comunicazione in base agli obiettivi prefissi ed al target.
• Prediligere concetti semplici, che interessino tutta la popolazione (come ad esempio l'importanza della colazione, del consumo di frutta, verdura e pesce, dell'attività fisica ecc).
• Utilizzare un linguaggio chiaro e diretto.
• Coinvolgere più soggetti possibile (amministrazione pubblica, aziende produttrici e distributrici di alimenti o servizi di ristorazione, associazioni ed aziende in cui la popolazione lavora), al fine di dif-fondere l'informazione in modo capillare.
• Promuovere comportamenti ed abitudini che influenzino in modo positivo i fattori modificabili della popolazione (conoscenze, abitudini, motivazione ecc) e che limitino l'effetto dei fattori non modificabili (età, sesso, genetica).
• Programmare, se possibile, delle indagini epidemiologiche sul territorio, all'inizio ed al termine degli interventi, al fine di stabilire il profilo delle abitudini alimentari della popolazione e di verificare l'efficacia degli interventi.

Come già detto in altre sezioni del portale, non ha senso parlare di alimentazione senza nominare l'attività fisica. Le corrette abitudini alimentari e la pratica quotidiana di movimento sono infatti le due principali componenti di un sano stile di vita.
È opportuno perciò prevedere anche iniziative di promozione del movimento che vadano al di là della semplice trattazione di questo tema a livello verbale. Dire alla popolazione "Fare movimento fa bene alla salute" non è sufficiente, bisogna mettere in atto altri accorgimenti, come ad esempio: la progettazione dell'ambiente urbano (per agevolare il più possibile le occasioni di movimento, fornendo allo stesso tempo la sicurezza stradale; molte persone preferiscono l'auto alla bicicletta per mancanza di adeguate piste ciclabili), la predisposizione di un noleggio di biciclette comunale a disposizione di tutti i cittadini, la promozione di manifestazioni che prevedano movimento (come ad esempio l'orienteering, lo sport dell'orientamento, praticabile a piedi, in mountain bike e con gli sci da fondo, da soli o in compagnia), l'incentivo all'iscrizione a corsi sportivi (tramite la possibilità di detrarre dalle tasse le spese sportive e la riduzione dei costi di iscrizione in palestra, con una regolamentazione dei listini dei prezzi a livello amministrativo), la predisposizione di finanziamenti per la costruzione di strutture e ambienti pubblici destinati all'attività fisica e sportiva, la corretta gestione delle "comodità" nelle strutture pubbliche e private (ad esempio la presenza limitata di ascensori e scale mobili, nonché il loro uso consentito solo per chi ne abbia veramente bisogno, come persone infortunate, che devono trasportare carichi pesanti, con problemi di cuore ecc), la presenza di uno specialista a disposizione di tutti i cittadini (per fornire aiuto nella valutazione delle proprie capacità fisiche ed attitudini per una scelta consapevole e ponderata del tipo di attività fisico-sportiva più adatta; molte persone abbandonano infatti i "buoni propositi" di muoversi di più proprio perché intraprendono un'attività non adatta a loro).
Il costo di realizzazione di queste opere non è di certo indifferente per la pubblica amministrazione, ma si tratta di spese a beneficio della salute della popolazione, che permettono di ridurre l'ormai notevole costo sanitario dovuto alle malattie del benessere.



Quali contesti dunque per l'educazione alimentare ad ampio raggio? Ne descriviamo alcuni, sottolineando che l'efficacia e la facilità di organizzazione sono tanto maggiori quanto più numerosi sono i contesti ed i soggetti coinvolti.

CAMPAGNE DI PROMOZIONE DELLA SALUTE - Sono un mezzo efficace, facilmente realizzabile e capace di arrivare a tutta la popolazione. Chi di noi infatti non legge un giornale o non dà uno sguardo ai manifesti per strada? Le campagne di promozione della salute possono essere attuate in diversi modi, ma in genere si scelgono il/i messaggio/i da comunicare (ad esempio "Fare colazione è importante"), i mezzi e gli strumenti di divulgazione (manifesti, giornali, televisione, radio, esercizi pubblici, opuscoli informativi ecc), in funzione del territorio di promozione, dell'orizzonte temporale di programmazione e del tipo di messaggio. Oltre a prediligere l'uso di un linguaggio accattivante, con slogan e grafica adeguati, è fondamentale effettuare uno studio del territorio e della popolazione prima di decidere come approntare la campagna.

MOMENTI DI INFORMAZIONE - Possono essere compresi nel contesto precedente, ma anche organizzati come percorso di educazione alimentare a sé stante. I momenti di informazione possono essere un successone, ma anche un fiasco. È infatti difficile attirare la gente ad un incontro con l'esperto, soprattutto se si tratta di alimentazione, un tema di interesse per tutti e nei confronti del quale tutti pensano di saperne parecchio. L'organizzazione di questi momenti deve quindi essere ben pubblicizzata e perfezionata mettendo in atto tutti gli stratagemmi che permettono di avere un buon numero di persone in sala, ad esempio inserendo le serate nell'ambito di manifestazioni o riunioni abbastanza frequentate, in orari "di punta" ed in luoghi strategici (ad esempio al giardino pubblico la domenica pomeriggio). A questo proposito sono un ottimo esempio i gazebo che si vedono in strade e piazze nel periodo di campagna elettorale o i personaggi di buona parlantina che improvvisano monologhi o dibattiti per strada intrattenendo il pubblico dei passanti.

GRANDE DISTRIBUZIONE ORGANIZZATA - Tutti, almeno una volta alla settimana, dobbiamo fare la spesa e molti di noi la fanno al supermercato. Quale luogo migliore quindi per approntare un piano di informazione ed educazione alimentare? È chiaro che in quest'ambito ci sono in gioco sia gli obiettivi di promozione della salute che degli interessi commerciali e di immagine dell'azienda di distribuzione. Occorre quindi studiare un progetto grazie al lavoro congiunto degli educatori e dei responsabili commerciali dell'azienda. L'educatore non deve però farsi "trasportare", proponendo ai gestori del supermercato cose irrealizzabili e, per loro, commercialmente inconcepibili, come ad esempio chiedere di diffondere messaggi che screditino le merendine.

VENDING- I distributori automatici sono un punto di pausa e di ritrovo in scuole, luoghi di lavoro, ospedali ecc, ma servono anche per mettere a disposizione degli utenti degli snack e delle bevande di pronto con-sumo. Per questi motivi si prestano bene per la diffusione di messaggi di educazione alimentare e di pro-mozione della salute, nonché per l'introduzione nella pausa merenda delle persone dei cibi salutari, come snack a base di frutta e panini, nutrizionalmente ben bilanciati. Un bellissimo esempio di marketing sociale nel settore del vending è il progetto "Scegli la salute" realizzato da Buonristoro Vending Group e l'ASL di Modena.

AZIENDE DI RISTORAZIONE COLLETTIVA - Molte collettività (case di riposo, scuole, aziende ecc) consumano almeno un pasto al giorno in comune, erogato da un servizio di ristorazione collettiva, che si presta quindi all'inserimento di un valore aggiunto, l'educazione alimentare, in particolar modo nelle scuole e nelle comunità di anziani. I gestori del servizio hanno infatti gli strumenti, la possibilità e le competenze per poter realizzare un progetto di educazione alimentare integrato nel servizio di somministrazione dei pasti. Particolarmente importante è l'applicazione di questa iniziativa nelle scuole, dove risulta sempre più difficile soddisfare i gusti e le avversioni alimentari (soprattutto pesce e verdura) dei bambini, i desideri dei genitori e degli insegnanti, le prescrizioni nutrizionali delle regioni e le proprie esigenze produttive.

LUOGHI DI LAVORO - La promozione della salute nei luoghi di lavoro è un intervento che può tornare utile non solo ai lavoratori, ma anche agli stessi datori di lavoro. Per capire il perché basti pensare a quante gior-nate di malattia e di permesso vengono "sprecate" a causa delle patologie del benessere (obesità, cardio-patie, diabete, ipertensione ecc), costi sanitari per lo stato ed economici per le aziende. Come si possono però inserire attività di educazione alimentare nei luoghi di lavoro? Dipende dalla tipologia e dalla dimen-sione dell'azienda, ma anche dal livello culturale e dalla disponibilità dei dipendenti. Infatti, un piano di promozione aziendale della salute destinato ad un'azienda impiegatizia (ad esempio una società di pubbli-che relazioni) è diverso da quello per una ditta edile. La primissima azione preventiva consiste nell'inserire dei test di screening specifici per le malattie del benessere fra le visite mediche che di routine vengono effettuate sui lavoratori, al fine di individuare le malattie il prima possibile e poter intervenire di conseguenza. È consigliabile anche mettere a disposizione dei lavoratori uno specialista per la consulenza medica sul luogo di lavoro. Altre componenti importanti dell'educazione alimentare aziendale sono l'incentivo all'attività fisica (ad esempio mettendo a disposizione delle biciclette per il personale che abita nelle vicinanze del luogo di lavoro), la corretta gestione dello spazio mensa (con la definizione di un menù adeguato alle caratteristiche dell'attività lavorativa), l'informazione (tramite incontri, depliant ecc) e l'introduzione di alimenti salutari nei distributori automatici (con la collaborazione dell'azienda che gestisce il servizio vending). Sono allo studio anche altri metodi di promozione della salute nei luoghi di lavoro, come l'utilizzo di risorse informatiche (questionari, test, presentazioni video ecc) messo in atto in un'azienda di risorse umane di Atlanta (USA), ma i loro punti deboli e di forza sono ancora in discussione fra i ricercatori. Chiaramente tutto ciò per l'azienda può avere un costo non trascurabile, ma bisogna dare a queste attività lo stesso valore che si attribuisce alla formazione; il personale è la risorsa più importante dell'azienda, quindi non bisogna occuparsi solo della sua preparazione, ma anche del suo stato di salute; come si dice, Mens sana in corpore sano. Le aziende piccole, che potrebbero avere problemi economici nella realizzazione delle attività descritte sopra, possono associarsi con aziende simili, mettendo in atto un piano congiunto di promozione aziendale della salute, limitandone i costi e migliorandone l'efficacia.

FESTE ENOGASTRONOMICHE - Più o meno in ogni stagione, a seconda delle tradizioni locali, si assiste alla programmazione di feste enogastronomiche di vario genere: Festa dell'uva, Festa dello gnocco ecc. Il tema di queste manifestazioni offre un ottimo spunto per l'inserimento di attività di educazione alimenta-re, ma come fare? La gente non si reca certo alla Festa del prosciutto per sentirsi dire che "Non bisogna esagerare con il consumo di salumi e affettati". A questo contesto si applica bene il metodo dell'animazione e dello spettacolo. Il primo è realizzabile tramite un animatore che, con la battuta e con lo scherzo, faccia ridere la gente trasmettendo al tempo stesso dei messaggi educativi; il secondo consiste invece nell'inscenare degli sketch di commedie educative che illustrino in modo divertente ed efficace le classiche situazioni a sfondo alimentare in cui tutti possano riconoscersi, come ad esempio "Sono grasso...che faccio?". Non dimentichiamo inoltre che le feste enogastronomiche si prestano bene anche all'educazione alimentare in materia di tecnologie alimentari: tornando alla festa nominata prima, un buon esempio può essere la programmazione di una mostra su come si produce il prosciutto, visite guidate alle aziende ecc.

ASSICURAZIONI DEL RAMO VITA - Chi stipula un'assicurazione sulla vita in genere lo fa sia come forma di risparmio che come tutela economica per i propri cari. Ovviamente è nell'interesse delle compagnie assicurative che tutti i propri assicurati siano in buona salute e corrano meno rischi possibile. Allora perché non impegnarsi nell'educazione alimentare con lo scopo di migliorare lo stile di vita, le abitudini alimentari e lo stato di salute dei propri clienti?

AZIENDE AGROALIMENTARI - I punti chiave dell'educazione alimentare, per quanto riguarda la promozione di corrette abitudini alimentari, sono il consumo di pesce, frutta, verdura, olio d'oliva, carboidrati complessi (pane, pasta ecc). Per questo scopo si può chiedere la collaborazione delle aziende agroalimentari produttrici degli alimenti di cui sopra, che tramite le loro attività promozionali possono contribuire alla diffusione di messaggi e slogan di educazione alimentare.

 

 

 


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