I METODI DI INSEGNAMENTO

I metodi di insegnamento dell’educazione alimentare non sono molto diversi da quelli delle altre materie. Il problema è saper scegliere il metodo giusto in funzione dell’argomento trattato, dell’età degli alunni e di molte altre variabili. La scelta del metodo di comunicazione ed educazione è infatti determinante ai fini della riuscita e dell’efficacia dell’intervento.
Prima di descrivere i principali metodi di insegnamento dell’educazione alimentare, è bene fornire qualche consiglio generale, che va bene per tutte le strategie.

- Ogni insegnante lo sa: nessun metodo di insegnamento è adatto a tutti i componenti di una classe, perché ogni studente è diverso dagli altri e, soprattutto, gli alunni si comportano in modo diverso quando sono in gruppo, rispetto a quando sono soli. Naturalmente vale anche per l’educazione alimentare, quindi bisogna scegliere il metodo di insegnamento in funzione delle caratteristiche della classe e degli studenti che la compongono.

- La pianificazione delle attività e dei relativi contenuti non deve trasformarsi in una ossessione di finire il programma. Molti esperti di scienze dell’educazione sono concordi sul fatto che l’insegnamento è più efficace quando si tratta solo una parte del programma in modo completo ed esauriente, piuttosto che finire il programma a tutti i costi, senza soffermarsi a sufficienza su alcuni concetti e senza dare il giusto spazio ad ogni argomento.

- Uno strumento che consente la verifica immediata dell’efficacia della lezione, e quindi della necessità di riprendere alcuni argomenti la volta successiva, è il minute paper.  Al termine di ogni lezione, in genere negli ultimi cinque minuti, si consegnano agli studenti un paio di domande a cui rispondere, si raccolgono e correggono così le risposte per avere una panoramica dell’impatto, positivo o negativo, che la lezione ha avuto.

- I ragazzi si distraggono facilmente ed in genere, almeno fino alla scuola media, non sono capaci di prendere appunti in modo corretto, ma si limitano a trascrivere parola per parola ciò che dice l’insegnante. Per cui è probabile che gli alunni interrompano frequentemente la lezione per chiedere spiegazioni sulle ultime cose dette, facendo perdere il filo del discorso all’insegnante ed al resto della classe, che inevitabilmente coglie l’occasione per distrarsi. Per evitare, o almeno per limitare, questo fenomeno, i ragazzi andrebbero abituati al feedback, un riassunto frequente di quanto è stato appena detto, fatto dall’insegnante o da un componente della classe. La scelta del numero e della frequenza dei feedback spetta al docente, in base all’argomento trattato, ai concetti, al tempo ecc.

- Molte lezioni di prevenzione e promozione della salute sono impostate sul concetto che un certo cibo “Fa bene o fa male”. Questo approccio non è del tutto corretto, visto che nessun cibo fa bene o male a priori, dipende dal regime alimentare in cui è inserito e dallo stile di vita che il soggetto segue. Si può usare il concetto del “fa bene o fa male” solo se si sottolinea il riferimento con il contesto dietetico di cui si sta parlando.

- Sono molto efficaci tutte le strategie basate sulla partecipazione attiva degli studenti alla lezione, soprattutto per i bambini della scuola dell’infanzia e primaria, per i quali è più facile comprendere i concetti che derivano da una sperimentazione personale diretta.


Di seguito elenchiamo i principali metodi di insegnamento dell’educazione alimentare.

Lezione classica

È la “solita” lezione frontale, durante la quale l’insegnante spiega ed i ragazzi ascoltano e prendono appunti. L’efficacia di questo metodo è stata però messa in dubbio da recenti studi, che hanno dimostrato come l’attenzione degli allievi nei confronti del docente salga nei primi dieci minuti, per poi diminuire rapidamente fino al termine della lezione. Questo si traduce in una diversa capacità di memorizzare le informazioni, che per i primi dieci minuti è attorno al 70%, poi diminuisce fino ad attestarsi circa al 20% al termine della lezione. Gli alunni, infatti, non sono in grado di mantenere l’attenzione troppo a lungo se restano inattivi; per questo si sconsiglia l’adozione di tale metodo per trattare l’educazione alimentare.


Animazione

Questa strategia raggruppa diversi metodi di insegnamento, fra cui rientrano la lezione-gioco e la lezione-spettacolo. Si tratta di una “lezione mascherata”, durante la quale gli alunni fanno da spettatori a piccole rappresentazioni teatrali e animazioni che hanno come tema l’educazione alimentare e possono coinvolgerli direttamente, ad esempio come concorrenti in un gioco.
Questa strategia può essere applicata quando si ha a che fare con un pubblico numeroso (ad esempio due o tre classi riunite in aula magna) e per tenere vivo l’interesse di tutti limitando il “casino”. Può essere efficace anche per risparmiare tempo (fare una lezione a tre classi contemporaneamente è più veloce che fare lezione una classe per volta).
Se si sceglie questa strategia è bene non trattare troppi argomenti per volta e puntare su concetti semplici, per evitare che lo spettacolo si trasformi in una lezione vera e propria, perdendo così l’attenzione degli alunni.
È un tipo di lezione in genere ben accetto da parte dei ragazzi, che la prendono come un’occasione di svago e divertimento, quindi stanno anche più attenti rispetto ad una lezione frontale.
Per condurre una lezione impostata sull’animazione è anche necessario avere particolari doti, quali un’abile parlantina, la capacità di tenere sempre vivo il discorso e di trasmettere concetti e informazioni in modo chiaro, semplice, scherzoso e completo. Per questo è meglio affidare questo tipo di lezioni ad animatori esperti, ovviamente con una formazione in materia di educazione alimentare.


Lezione interattiva

È una strategia che sfrutta diverse risorse informatiche (internet, programmi e giochi educativi) per perseguire diversi obiettivi.
L’uso di internet permette di insegnare ai ragazzi ad orientarsi nel vastissimo mondo di siti e portali a tema alimentare, molti dei quali purtroppo non sono affidabili o hanno un fine prettamente commerciale. Condurre una ricerca di educazione alimentare utilizzando solo internet come fonte di informazioni insegna a riconoscere la bontà e l’affidabilità delle risorse offerte dalla rete ed a conoscere i principali riferimenti a livello italiano e mondiale per reperire informazioni affidabili a carattere alimentare.
I programmi ed i videogiochi educativi di educazione alimentare sono ancora pochi, ma quelli che ci sono possono essere molto utili per coadiuvare un percorso educativo, poiché abbinano il divertimento all’apprendimento di informazioni.


Lezione attiva

Si tratta di una variante della lezione frontale, molto più efficace di quest’ultima in quanto impegna gli alunni in attività diverse dal semplice ascolto del docente: dibattiti, forum per le idee, spazio domande ecc. Questo espediente permette di mantenere attiva l’attenzione degli allievi.
A proposito delle domande è bene fare qualche considerazione. In genere si tende a chiedere alla classe intera “Ci sono domande?” e quasi sempre la risposta è il silenzio. Gli studenti di solito hanno paura di fare una domanda stupida, per cui restano zitti. È meglio invece mettere gli alunni a pensare a delle domande da fare, da soli o in coppia, e poi interpellare qualcuno perché le esponga. Un’alternativa può essere quella di rivolgere una domanda alla classe intera e poi dare ai ragazzi un paio di minuti di tempo per elaborare una risposta, sempre singolarmente o in coppia, che verrà poi letta alla classe e discussa con l’insegnante.


Cooperative learning

Questo metodo di insegnamento può trovare moltissime varianti e applicazioni per quanto riguarda l’educazione alimentare. Prevede infatti che la classe venga suddivisa in gruppi, ad ognuno dei quali è affidato un progetto da portare a termine.
È importante che i membri di ogni gruppo abbiano un ruolo preciso e diversi livelli di abilità e capacità (per rendere omogeneo l’insieme) e che ci sia una responsabilità individuale, dalla quale dipende la buona riuscita del progetto e la qualità del lavoro di tutti i membri del gruppo.


Lezione pratica

È un metodo di insegnamento che prevede una minima parte di lezione frontale, seguita da una parte pratica: ricerche sul campo, assaggi e degustazioni, interviste, laboratori, visite guidate ecc. In tal modo si permette agli allievi di avere una panoramica generale dell’argomento, che verrà poi approfondito tramite le attività pratiche. Raccogliere direttamente informazioni è infatti un modo per studiare e memorizzare concetti.
Per realizzare correttamente questo tipo di lezione è spesso necessario ricorrere al consiglio di un esperto, ad esempio per allestire una prova di laboratorio di chimica degli alimenti o per una visita guidata ad un’azienda agroalimentare.
Non tutte le scuole hanno gli spazi ed i mezzi per realizzare laboratori, ma possono certo contare sulla collaborazione di istituti superiori o di aziende e laboratori professionali.


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