GENITORI E ALIMENTAZIONE

Le abitudini alimentari di una persona, così come il carattere, si evolvono seguendo le varie fasi della crescita e sono soggette all'influenza della situazione affettiva, sin da bambini. Molti disturbi del comportamento alimentare hanno infatti radici nella prima infanzia e sono determinati dal rapporto figlio-genitori. Per questo è fondamentale che i neogenitori pongano attenzione al momento dell'alimentazione e lo sappiano gestire nel migliore dei modi, interpretando correttamente i comportamenti del bambino.
Essere genitori, tuttavia, non è facile, soprattutto considerando che lo si diventa da un giorno all'altro e che si è soggetti sia alla preoccupazione di "essere all'altezza" per tale ruolo, sia al giudizio da parte di nonni, zii e pediatri.
L'importante è che questa preoccupazione, del tutto normale, non si trasformi in vera e propria ansia o, peggio ancora, in ossessione. I neonati sono in grado di percepire gli stati d'animo degli adulti in base al rapporto fisico: come vengono tenuti in braccio, vestiti, nutriti ecc. Per cui se i genitori sono in ansia il neonato in qualche modo se ne accorge.
Quando quest'ansia si manifesta in modo sistematico, ad esempio sempre al momento del pasto, il bambino associa all'evento una sensazione di disagio da parte dei genitori; situazione che a lungo andare può dare origine ad una percezione di inadeguatezza da parte del bambino (come se fosse lui la causa dell'ansia), oppure si può tradurre in un pretesto per ricatti (se il piccolo sa che per i genitori il pasto è un momento importante, ne farà un'arma per ricattarli, del tipo "O mi lasci guardare la tv o io non mangio più!").
Per evitare tutto ciò è necessario prima di tutto che i genitori condividano e gestiscano assieme il momento del pasto dei propri figli. Ciò non significa necessariamente essere entrambi presenti quando c'è da preparare il cibo o imboccare il piccolo, basta semplicemente alternarsi in questo ruolo e, soprattutto, discutere e dialogare su come affrontare eventuali problemi.
Delegare al coniuge l'intera responsabilità dell'alimentazione dei figli, non solo crea al bambino una visione distorta del ruolo complementare dei genitori, ma potrebbe anche provocare manifestazioni ansiose nel coniuge "delegato", dovute alla paura di essere inadeguati o incapaci e all'impossibilità di confrontarsi e dialogare per prendere decisioni.
Una tappa importante della crescita dell'identità del bambino è rappresentata dalla "Fase dei no", che tocca anche l'ambito dell'alimentazione. In questo periodo il bambino risponde "No" ai comandi o alle domande degli adulti non per minare la loro autorità o per capriccio, bensì per mettere alla prova il proprio potere personale. Il bambino, infatti, si accorge che la risposta "No" è una parola magica, che provoca reazioni eclatanti negli adulti e che quindi è la sua unica arma per cercare di affermare un po' di volontà propria.
La "Fase dei no" dura il tempo necessario affinché il bambino sperimenti e comprenda il suo potere personale, ma perché questa tappa della crescita si evolva in modo normale e positivo è importantissimo che i genitori controllino le risposte che danno.
Molti genitori interpretano i "No" come una mancanza di rispetto e reagiscono con aggressività, stroncando sul nascere il tentativo del bambino di affermare la propria identità. Questo comportamento induce il figlio a scegliere altre "armi" con cui far valere il proprio potere personale e quella che fra queste si rivela più efficace verrà adottata per reagire a qualunque tipo di autorità, anche in età adulta. Niente di più pericoloso, soprattutto perché le armi alternative ai "No" sono la sottomissione e la sfida, due atteggiamenti che non possono aiutare la soluzione dei problemi nelle relazioni personali che il bambino avrà da adulto.
Come dice il proverbio "Il giusto sta nel mezzo", quindi non bisogna nemmeno essere compiacenti e lasciare campo libero ai "No". L'ideale è imparare a riconoscere quali sono i "No" giusti e quelli capricciosi, per poter reagire di conseguenza.
Il "No" non è tuttavia l'unico modo in cui il bambino può provare ad affermare il proprio potere nel mondo. Esiste anche la protesta, una frase articolata che il piccolo usa per esprimere i motivi della propria contrarietà. Spesso le proteste sono ingenue ed elementari, tanto sa sembrare "stupide" ad un adulto, che può reagire con ilarità, minando in modo pericoloso l'autostima del piccolo. Come reagireste voi se, dopo aver esposto un'idea al vostro capo, questi vi ridesse in faccia? La reazione più adeguata, invece, è quella di cercare di discutere il problema con il bambino, cercando di vederlo dal suo punto di vista.
Più o meno tutti prima o poi sperimentano il castigo di "Andare a letto senza cena", ma i genitori moderni non dovrebbero usare questo tipo di punizione, ed il perché è presto spiegato. Prima di tutto questo castigo era veramente tale decenni fa, quando il cibo era considerato una risorsa preziosissima, date le scarse possibilità economiche della maggior parte delle famiglie. In secondo luogo una simile punizione può sfociare, nel peggiore dei casi, in un castigo che i bambini si auto infliggono, sia per punire se stessi a causa di qualche errore commesso, che per ricattare e far sentire in colpa i genitori per aver usato un tale castigo. Dopotutto "A letto senza cena" sarebbe come dire "A letto senza respirare", come privare il soggetto di un bisogno naturale e legittimo. Oggi avere la possibilità di mangiare non è più un premio che all'occorrenza può essere trasformato in castigo, come sessant'anni fa.
Un'ultima considerazione riguarda lo svezzamento, ovvero il momento in cui il piccolo non viene più nutrito con il latte materno o artificiale, ma deve cominciare a consumare gradualmente tutti gli alimenti. All'inizio questo cambiamento sarà difficile (pappa sputacchiata, cibo respinto ecc), ma del tutto normale se si pensa che fino a quel momento il bambino è stato abituato a mangiare con un costante contatto fisico con la mamma o il papà (tenuto in braccio e allattato al seno o con il biberon). Lo svezzamento presuppone invece un distacco fisico dai genitori e il progressivo apprendimento delle norme dello stare a tavola: mangiare con le posate, prendere l'acqua dal bicchiere, pulirsi la bocca ecc. Bisognerà portare un po' di pazienza e aspettare che il piccolo si abitui e si adatti a questo nuovo modo di nutrirsi, rispettando il ritmo della sua deglutizione (senza imboccarlo a raffica) e lasciandolo giocare un po'. Quindi se vostro figlio mentre mangia mette le mani nel piatto e sporca un po', non scoraggiatelo, fa parte della crescita e del suo bisogno di esplorare il mondo con i propri sensi, non dimenticate mai che la prima forma di apprendimento e conoscenza è l'esperienza sensoriale diretta.


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